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Scritto da Administrator   
Mercoledì 16 Aprile 2008 11:10

Il bisogno di contatto fisico, garanzia della vicinanza della madre, è superiore a tutti gli altri.
Ancora oggi, parlando di neonati ci capita di sentire dire: ”È pulito, ha dormito, è sazio, non riesco a capire perchè continua a piangere!” La risposta è: ”Perchè vuole essere preso in braccio”.
Meccanismi biologici innati, come il pianto concorrono ad evitare la pericolosa evenienza della separazione. Gli studiosi hanno dimostrato che i neonati umani alla nascita, anche se sono riscaldati e nutriti, hanno una reazione da stress e piangono se separati dalla madre e si calmano una volta ottenuto il contatto fisico. Il contatto fisico tra la madre e il suo neonato, per l’azione dell’ossitocina (un ormone prodotto dal cervello che si libera col contatto fisico e con la suzione al seno), provoca una sensazione di calma nella madre e nel bambino. Questo ormone, presente in tutti i mammiferi perché coinvolto nella produzione del latte, è implicato inoltre nella formazione del legame affettivo tra la madre e il piccolo.
Se il piccolo è vicino alla madre è protetto dai pericoli esterni, è vicino alla fonte del suo nutrimento ed inoltre risultano regolati alcuni parametri vitali, come ad esempio la temperatura del corpo. Si è infatti osservato che quando i neonati vengono allontanati dalla madre aumentano le reazioni neuroendocrine da stress, aumentano la tendenza all’ipoglicemia e all’acidosi metabolica, il pianto e il dispendio energetico. Il contatto pelle a pelle (madri canguro) prolungato dopo la nascita facilita la sopravvivenza di bambini nati pretermine, anche senza il ricorrere alle incubatrici, grazie all’effetto regolatore del contatto epidermico.
Col tempo il bambino, via via che diviene più maturo ed autosufficiente, ha sempre minore bisogno del contatto stretto con la madre e, soprattutto se ha acquisito per esperienza fiducia nella sua pronta risposta in caso di bisogno, riesce ad emanciparsi quasi completamente dal bisogno dello stretto contatto fisico che aveva caratterizzato le prime fasi del suo sviluppo.
In questo lungo percorso di crescita dei bambini la vicinanza è ottenuta tramite meccanismi prevalentemente indipendenti dalla volontà e determinati biologicamente. Furono questi a consentire la sopravvivenza della specie e per questo sono profondamente radicati negli esseri umani.
Per tutta l’infanzia la separazione produce una reazione di allarme nei bambini. Le madri sono esse stesse preordinate biologicamente alla cura ottimale della loro prole e quindi a rispondere alle richieste di vicinanza e dunque a rispondere al pianto e a calmare i loro bambini. L’istinto materno infatti porta a rispondere immediatamente al pianto del proprio bambino. Una cura sensibile dei propri figli implica da parte della madre la riduzione costante e coerente degli stati di stress dei piccoli come accade corrispondendo al bisogno di vicinanza dei piccoli.
Tale tipo di accudimento è correlato alla creazione di un”attaccamento sicuro” nei bambini e cioè ad una maggiore sicurezza interiore, una maggiore empatia e una più efficace autoregolazione degli stati emotivi. Tale patrimonio di emozioni positive caratterizzerà per sempre la vita adulta dei bambini accuditi sensibilmente, costituendo un fattore forte di resistenza ad un certo numero di malattie fisiche e mentali e preparandoli ad essere a loro volta genitori sensibili con figli più sicuri.

1)    Moschetti AM, Come dormono i bambini? UPPA – Un pediatra per amico (n°5, Nov-Dic 2006)